La mia Professione

Anni fa ci fu un concorso descrivi la tua Professione indetto dal sindacato Cobas …inutile dire che il mio scritto non fu nemmeno preso in consderazione x’ fuori tema mi disse il paraculo imboscato nel reparto oculistica…in quel  periodo lo stesso sindacato Cobas prese le idifese di un Postino ( Pubblico ) licenziato mentre x me non spesero nemmeno mezza parola..intenti a spartirsi con gli altri sindacati (tutti cattolici paraculo) i posti più lussuosi dell’Ente con omeretà assoluta.. mentre l’allora  mio sindacato CISL con l’avvocato Baiocchi  a rilento e con palesi mancanze ed errori presentava il ricorso del  mio  licenziamento intestandomi la pratica  come Bonfanti Alviero operaio della Precorvi di Carvico ed invitandomi ( senza nessun esito) a portare il mio sciopeo della fame (effettuato x vedere i miei figli) fuori dall’ospedale. Allora io ero anomalo? mentre oggi i scioperanti a iosa sono visti cone eroi? io tra l’altro on ho mai fatto una sola 1 di sciopero x il lavoro ma per qualcosa di più vitale = il mio essere comunque Padre . Tornassi indietro farei altrettanto come Padre oserei di più ed oltre sempre restando nel limite possibile fisico e legale facendo del male di fatto solo a me stesso nell’immagine e nella sofferenza tremenda fisica

Una piccola traccia

Spett. Nursind concorso storie : “ Raccontiamo la nostra professione”

“ Frontale parietale occipitale, ossa lunghe piatte diafasi epifisi, ossa rigide per proteggere…. che cosa poi? Che non mi rimane in testa niente …dio mio che casino… e se il Prof invece mi chiedesse dei muscoli, delle miosine o delle prostaglandine?…. Merda mi sono sporcato “ Ero allievo I.P. in terapia intensiva della neurochirurgia: genitore, dipendente e studente nel contempo. Il tempo mi era tiranno, mentre portavo la padella a lavare, mi ripetevo la lezione che poche ore dopo dovevo … sostenere Già, mica è facile, essere presente e consapevole, nel contempo distaccato ed imperturbabile Vedere toccare la morte e gridare e lodare la vita, nonostante la sua infermità, le sue assurdità o le sue…. magie Parametri vitali, piaghe da decubito da prevenire, bisogni primari da soddisfare; ero inserito come allievo, in una stanza con 5 pazienti e due infermiere che non potevano spiegarti più di tanto. Si fa prima a farle, che a dirle certe pratiche; se ad un primo momento sembrano ripetersi, in verità non sono mai identiche. Ogni paziente infatti è particolare, è originale, unico, l’approccio di conseguenza perciò è diverso

Qui ho conosciuto un paziente molto particolare, Angelo un bambino di soli 5 anni colpito da una grave malformazione: la spina bifida. Una patologia questa che non gli permetteva di comunicare come tutti. I suoi si o no, li indicava con un bacio o una smorfia del labbro. “Vuoi la pasta ?” Gli occhi gli si spalancavano e ti mandava un bacio come assenso. Triste, gli chiedevi: “Aspetti la mamma? Tra poco arriva” Il labbro si piegava, e gli occhi…. luccicavano Era diventato la mascotte della stanza sapeva “esprimere” gioia a tutti, perlomeno a quelli che non erano messi troppo male, infatti i nostri erano pazienti molto particolari con sintomatologie e patologie gravi Purtroppo una di essi, capitò che piano, piano si …spense. Quel giorno benchè il mio orario di tirocinio fosse terminato, notando l’infermiera di turno molto indaffarata, senza nessun remora, mi fermai a sistemare la salma. Ero stanco ma felice, nel aver fatto un cortesia, aldilà di ogni particolare interesse, proprio per rompere la routine della corsa e della logica ad ogni costo e per forza.

Riflettevo nel frattempo sulla mia futura professione…empatia oltre che riverenza, persino con un morto. Comprendere, cogliere il disagio e la sofferenza di ogni paziente, certo con equilibrio e pacatezza, uno mica deve avere tutte le malattie per saper come curale o assisterle al meglio

Mentre uscivo dalla stanza, sentii il letto di Angelo scricchiolare, mi voltai verso di lui, il quale raggiante mi sorrise e mi mandò un bacio che non significava il solito saluto, ma qualcosa di più ….importante. Rimasi colpito e confuso; mai nella vita ricevetti un complimento così sincero e gradito…mi commossi non so proprio perché, ma mi restò scolpito nella mente questo episodio all’apparenza insignificante? Forse proprio per scriverlo oggi, in suo onore . L’interrogazione non me lo ricordo come andò a finire, ma confesso che mai più ebbi ricevuto una lezione così gratificante in tutta la mia vita, e non solo professionale.

Natale Pasqua feste comandate, giornate e notti sempre in piena efficienza, impassibili ai nostri problemi, aperti a quelli altrui, sempre pronti a dare un cura un assistenza ma in particolare… un sorriso a chi soffre Immaginate per un attimo una giornata senza questi miei “silenziosi” …colleghi Tanti, quanti, forse a volte troppi i silenzi di un infermiere che cura indistintamente ogni persona aldilà del suo colore politico o dell’epidermide.Criminale o magistrato, puttana o suora e straniero o..emarginato

La stima e la considerazione per la mia professione, spesso me la confortano i miei figli. Ricordo mia figlia in particolare, che quando era piccolina, a chi le chiedeva che lavoro facessi, sapendo che assistevo e nel contempo curavo le persone, si confondeva tra dottore e infermiere, allora mescolando le due parole, inventando una professione tutta mia, orgogliosa diceva : “ Il mio Papì fa l’infermi tore ….e guarisce tutti i bambini ” per lei io ero veramente speciale ero anzi sono… il suo papà. Forse ha ragione, come del resto dice anche Pach Adams: “Quando curi una persona puoi vincere o perdere .Quando ti prendi cura della persona puoi solo vincere” Confesso che a volte non ricordo bene il termine esatto per “catalogare” una malattia, mentre alcune mie colleghe (poche in verità) sanno argomentare su tutto, anche se poi in realtà, non sanno cos’è una corsia, in compenso, io invece grazie ai “miei pazienti” sto imparato l’arte difficile di “ascoltare”. Ogni giorno noi I.P. con abilità differenti, siamo in prima fila, non di una sala di convegno o particolare meeting, ma di un ospedale, “curando” non solo le ferite fisiche, ma una continua reciproca form azione Gli esami non finiscono mai diceva il grande Edoardo De Filippo Nella nostra professione infermieristica indispensabile la long life education , ma soprattutto lasciare, anche se piccola, una…. traccia Nelle difficoltà penso alle cose più gratificanti, penso che non siamo mai soli in tutti noi c’è un… Angelo

“Una piccola …traccia” Bonfanti Alviero Oliviero I.P D 2. C/O: U.O.R.R.F. Ospedali Riuniti di Bergamo

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